Tag:

Gli editoriali di Ferpress. Trasporti gratis: perché?

(FERPRESS) – Roma, 25 LUG – I trasporti costituiscono oggi forse il principale nervo sensibile della nostra società. Il nostro Paese sconta nel settore un ritardo di decenni e l’iter complicato dei vari progetti di riforma che si tenta di porre in atto mostra tutta la complessità degli intrecci che si sono accumulati negli anni. Anche un profano fa presto a riconoscere che non esistono soluzioni semplici né facili scorciatoie, ma la logica dell’immediato fa premio, invece, su quella ricerca del consenso che sembra essere l’interesse principale degli amministratori.

Sul blog de Il Fatto quotidiano, Paolo Hutter (un ambientalista che certo non può essere tacciato di conformismo) eleva un fermo “Io protesto” alla proposta di regalare l’abbonamento ai mezzi pubblici agli over 75 nella città di Torino. Hutter svolge un ragionamento ineccepibile, che parte dal presupposto che – “come è noto” – “il costo del biglietto o degli abbonamenti è l’ultimo dei motivi per cui si usa l’auto invece del trasporto pubblico”. Il giornalista non lo dice, ma è probabile pesi anche l’irritazione per una misura che premia un fattore (l’età) di scarsissima rilevanza sociale: sostanzialmente, si tratta di un gentile “omaggio” a una popolazione che si presume di numero limitato, e in cui sembra prevalere più l’aspetto mediatico che altro.

Ma proprio qui sta il punto: come osserva anche Hutter, perché prendere di mira sempre i trasporti? Perché alimentare l’illusione che il trasporto gratuito risolva i problemi della mobilità? Sulla questione delle tariffe, l’Asstra (l’associazione delle imprese di trasporto locale in Italia) ha promosso un convegno internazionale a Bari che ha svelato come le tariffe costituiscano – in realtà – un mondo e, per certi versi, rappresentino anche una “giungla”. Una ricerca promossa dalla UITP (l’equivalente di Asstra a livello internazionale) nel solo ambito europeo ha mostrato che diventa quasi impossibile effettuare confronti sui livelli tariffari dei vari paesi o aziende perché i risultati possono essere influenzati dai criteri di calcolo, con differenze che possono arrivare anche al venti per cento (cifra che sembra uno scherzo, ma che – per esempio – farebbe precipitare aziende che dichiarano di ricavare oltre il 50 per cento dalla vendita dei biglietti ad una percentuale quasi “italiana”, vale a dire intorno al 30 per cento). E il motivo non è tanto arcano, perché gli altri paesi si mossi per tempo a definire delle politiche del trasporto pubblico, delle politiche tariffarie articolate, flessibili, “intelligenti”, elevando il prezzo della tariffa base, ma costruendo poi un articolato sistema di agevolazioni sociali, che premiano però chi ne ha effettivamente diritto o i lavoratori, gli studenti eccetera eccetera. In Italia, basterebbe ricordare l’esperienza infelice dei “mobility manager” per indicare tutti i tentativi, regolarmente abortiti, di impostare una politica che parte dalle tariffe per ampliare i meccanismi di coordinamento a livello locale, regionale e anche (e soprattutto) nazionale. Si continua, invece, con iniziative “spot”, chiaramente episodiche, dai contorni e dai costi indefiniti, in cui però l’elemento più preoccupante – come insiste coerentemente Hutter – è considerare il trasporto non come una risorsa preziosa, ma qualcosa che si può concedere anche gratis (quasi a dire – ma questo lo aggiungiamo noi con cattiveria – che in fondo non vale nulla).


Pubblicato da AD il: 25/7/2016 h 17:33   -   Riproduzione riservata 
 

Commenti disabilitati su Gli editoriali di Ferpress. Trasporti gratis: perché?

Commenti disabilitati.