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Roma: studio della Sapienza su impatto Open Bus sul traffico, incidenza sotto lo 0,5%

(FERPRESS) – Roma, 20 NOV – Presentato ieri all’Hotel Royal Santina uno Studio del Centro di Ricerca per il Trasporto e la Logistica dell’Università La Sapienza riguardante le linee Open Bus nel Comune di Roma e il loro impatto sulla città. A commissionare lo Studio – spiega una nota – è stato il Comitato Trasporto di Linea (che riunisce marchi storici del “turismo su gomma” quali Arrivederci a Roma, Carrani Tours, Green Line, SATA e SIT) che ha anche annunciato la prossima costituzione, in vista del Giubileo, di un osservatorio permanente nell’ambito dell’Ente Bilaterale del Turismo per la valorizzazione del trasporto collettivo passeggeri nella Capitale.

I risultati esposti dal rappresentante del Comitato Paolo Delfini (Carrani Tours) e dal coordinatore dello Studio Professor Francesco Filippi (già Direttore del Centro di Ricerca per il Trasporto e la Logistica, Università di Roma La Sapienza) derivano dall’analisi delle corse/giorno effettuate dagli Open Bus, i chilometri anno prodotti e le emissioni generate.

Tra tutti, il dato più rilevante riguarda il livello dell’impatto dei Bus dedicati al trasporto turistico sul traffico del centro città che per chilometri percorsi – a dispetto delle polemiche spesso sollevate dai Municipi più centrali di Roma – rappresenta appena lo 0,4 per cento del totale, contro un 90,9 per cento del traffico privato (esclusi ATAC e NCC) e un 6,0 per cento del trasporto merci. Anche i dati sulle emissioni sono risultati modesti: ai tanto contestati “bisonti” – che garantiscono la mobilità di migliaia di turisti al giorno – vanno infatti attributi appena il 2 per cento di SO2, il 5 per cento di PM, l’8 per cento di NOX e quote insignificanti di CO rispetto al totale.

Per la rappresentante del Comitato Clara Fraticelli ha dichiarato: “I risultati della ricerca scientifica dell’Università La Sapienza confermano finalmente il grave errore di prospettiva fin qui commesso dall’Amministrazione capitolina. I servizi di trasporto Open Bus offerti dalle aziende private romane contribuiscono infatti a limitare fortemente la congestione del traffico cittadino e suppliscono alle evidenti carenze della rete ATAC, di per sé inadeguata a garantire la mobilità degli stessi residenti romani. Il contrasto alla nostra attività imprenditoriale è quindi un esercizio di miopia politica che muove da un preconcetto ideologico: serve soltanto a compromettere lo sviluppo tanto dell’offerta turistica quanto di un’importante risorsa economica locale”.

Lo Studio indica anche come migliorare la circolazione nel centro città (diversificando i percorsi degli Open Bus, anche rispetto all’attuale senso di marcia, e aumentando il numero di fermate) e valorizzare – come già avviene a Londra e Parigi – l’offerta turistico culturale oggi trascurata (ampliando l’area di copertura della rete Open Bus e rimettendo la definizione di nuove linee alla proposta degli operatori del turismo).

In definitiva, – conclude la nota – secondo lo studio, gli Open Bus risultano essere i migliori mezzi per visitare e valorizzare una città, in quanto non hanno bisogno di sovvenzioni pubbliche, vanno incontro alle esigenze dell’utenza, occupano uno spazio minimo per passeggero e inquinano poco.

 


Pubblicato da RED il: 20/11/2015 h 10:24   -   Riproduzione riservata 
 

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