Categoria: LOGISTICA

(FERPRESS) – Roma, 4 MAG – Tra le indicazioni più nette del documento di “spending review” relativo ai trasporti c’è la riduzione del numero e la riqualificazione delle autorità portuali. Il processo si intreccia inevitabilmente con il rinnovo delle cariche in Assoporti, l’associazione che riunisce appunto le autorità portuali, che vede la fine dell’era di Francesco Nerli. Tra i candidati, spunta l’ipotesi del presidente dell’Autorità portuale di Ravenna, Galliano Di Marco.

Nell’ultima versione degli “Elementi per una revisione della spesa pubblica”, elaborato dal Ministro per i Rapporti del Parlamento, Pietro Giarda, la sentenza sulle autorità portuali è netta. Scrive Giarda che “il numero e le caratteristiche delle autorità portuali appaiono legate alle scelte storiche ed alle pressioni localistiche, più che alla effettiva evoluzione dinamica del settore dei trasporti ed alla necessità di privilegiare le economie di scala negli investimenti e nella gestione. Al tempo stesso appare opportuna una riflessione sull’incremento degli spazi di autonomia ed iniziativa imprenditoriale delle più importanti autorità portuali nella prospettiva di consentire l’autofinanziamento [per] finanziare degli investimenti”.

Nel testo c’è anche un refuso, ma il senso è chiaro:  23 autorità portuali sono troppe, soprattutto considerando il peso delle strutture burocratiche e dei rispettivi ambiti di competenza. Guardando l’elenco, si nota che il criterio è pressochè esclusivamente geografico: ogni regione e ogni territorio deve essere rappresentato, alcune con duplicazioni che probabilmente risalgono ai conflitti delle repubbliche marinare (Napoli e Salerno, ad esempio, distanti tra loro poco meno di quaranta chilometri, o Livorno e Marina di Carrara).

Questo l’elenco delle Autorità portuali associate in Assoporti: Porto di Ancona; Porto di Augusta; Porto di Bari; Porto di Brindisi; Porto di Cagliari; Porto di Catania; Porto di Civitavecchia;  Porto di Genova; Porto di Gioia Tauro; Porto di La Spezia; Porto di Livorno; Porto di Marina di Carrara; Porto di Messina; Porto di Napoli; Porto di Olbia; Porto di Palermo; Porto di Piombino; Porto di Ravenna; Porto di Salerno; Porto di Savona; Porto di Taranto; Porto di Trieste; Porto di Venezia.

La relazione di Giarda ha ragione nel sostenere che alcune autorità a presidio dei porti “non appaiono legate alla effettiva evoluzione dinamica del settore dei trasporti”: alcuni, ad esempio, sono specializzati più in attività diportistiche che di effettiva movimentazione commerciale; altri (come il porto di Augusta) attendono un’azione di rilancio, ma sostanzialmente i porti che realmente rivestono importanza per il movimento delle merci e lo sviluppo dei traffici marittimi non superano le dita di una mano. E’ altrettanto vero che dell’eccesivo numero di autorità portuali si discute inutilmente da anni, senza arrivare mai ad alcuna soluzione, anche per il ruolo storico svolto da una associazione come Assoporti, che ne ha sempre difeso con energia da un lato il ruolo nazionale e dall’altro la funzione del porto come importante terminale di sbocco per intere zone territoriali che altrimenti non sarebbero state presidiate. Se Bondi riuscirà nell’impresa di procedere agli accorpamenti anche di un numero limitato di autorità portuali, costituirà comunque la rottura di un equilibrio e un atto su cui, in ogni caso, sono ancora in pochi in grado di scommettere.

Questo processo si lega con la delicata questione del rinnovo delle cariche nell’associazione di categoria, Assoporti, finora guidata da un protagonista della storia portuale italiana come Francesco Nerli. Negli ultimi tempi, Nerli aveva cominciato ad avere alcune contestazioni ed anche delle esplicite dissociazioni, come il ritiro dagli organi dell’associazione di presidenti di autorità portuali (tra cui, in particolare, quello di Trieste, Marina Monassi, che ha apertamente contestato il ruolo di Nerli e invocato una svolta).

Le consultazioni proseguono alla ricerca di una presidenza di “mediazione”: tra i candidati più accreditati figura finora Giuliano Gallanti, attuale presidente dell’Autorità portuale di Livorno, ma uomo con lunghissima esperienza avendo da sempre lavorato nel settore dei porti, con ruoli anche al Ministero. Altri candidati Luigi Merlo, attuale presidente del porto di Genova, e l’ultimo dei papabili indicati dalle indiscrezioni, Galliano Di Marco, presidente dell’Autorità portuale di Ravenna, uomo con esperienze di lavoro sia in Autostrade che nei maggiori fondi di investimento nelle infrastrutture.

Perchè, all’interno del documento di spending review, Giarda indica anche il nuovo ruolo delle Autorità portuali, che devono riuscire a conquistare l’agognata autonomia finanziaria, ma  soprattutto riuscire a realizzare quegli investimenti di abbassamento dei fondali e di ingrandimento delle banchine, nonchè di attrezzaggio con le più moderne apparecchiature per gestire i movimenti delle merci, senza i quali pressochè tutti i pori italiani sono destinati all’emarginazione e al decadimento.

Leggi  la sezione dedicata ai trasporti e il documento di Giarda sulla  “spending review




Pubblicato da AD il giorno 4/5/2012 alle ore 17:19

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