(FERPRESS) Roma, 2 MAG – Riceviamo e volentieri pubblichiamo, dal senatore Lucio D’Ubaldo del PD questa nota che solleva interrogativi sul ruolo dell’azienda capitolina nella gestione dei filobus
Nei giorni scorsi “Il Messaggero” ha riportato ciò che sembra emergere, per rami secondari, dall’inchiesta su Enav-Selex-Finmeccanica. Marco Iannilli, già collaboratore dello Studio Previti, ha infatti dichiarato agli inquirenti che l’intermediazione assicurata a suo tempo, con un presunto giro di tangenti pari a 600 mila euro, avrebbe aperto a Riccardo Mancini la strada dell’Eur spa. L’interessato ha smentito, minacciando querele contro chiunque intendesse strumentalizzare a suo danno una notizia al momento priva di riscontro. Fin qui nulla di strano, anche se Monti e Grilli non potranno fare a meno nelle prossime settimane di valutare con grande scrupolo l’ipotesi di riconferma dell’attuale amministratore delegato di EUR spa. E’ strano piuttosto che l’ATAC sia stata tirata in ballo impropriamente, tanto da provocare una puntuta smentita del suo ufficio stampa. Ma dopo 12 ore di silenzio impenetrabile, ecco arrivare nella serata di sabato 28 aprile la “spontanea” precisazione di Roma Metropolitane: la fornitura di 45 filobus (non 40 bus come dichiarato da Iannilli) rientrava in un suo appalto svolto nel 2008 per l’allestimento e la gestione del corridoio della mobilità Laurentina-Tor Pagnotta (in origine comprensivo anche della linea verso Tor de’ Cenci). Tutto a posto? Andiamo per ordine.
Intanto a leggere il bando di gara può sorgere il timore che siano state aggirate le normative europee. Anche ad occhi poco esperti balza subito in evidenza il riferimento alla formula “appalto di lavori”, quando invece avrebbe dovuto prevalere quella più appropriata di “appalto misto di lavori e forniture”. Ma di questo si potrà discutere con maggiore dovizia di particolari qualora in nome della trasparenza fossero messi a disposizione del pubblico gli atti della commissione giudicatrice. In ogni caso, bisognerebbe appurare perché nell’offerta economicamente più vantaggiosa il prezzo incida soltanto per il 40% allorché quasi la metà dell’importo a base di gara è determinato da prodotti industriali. Come pure c’è da capire come mai la fornitura di questi famosi 45 filobus sia stata aggiudicata a un prezzo inferiore al 50 per cento di quello previsto dalla gara: quale confronto sul mercato nazionale ed europeo è stato svolto? Sarebbe interessante saperlo, non avendo motivo di supporre l’esistenza di errori d’impostazione. Di sicuro, invece, suscita perplessità il fatto che il cosiddetto “full service” della nuova linea invece di essere affidato in house è stato messo a gara: a vincere è stata l’ATM, l’azienda trasporto di Milano. Vuol dire che a Roma non c’è chi sappia organizzare, gestire e manuntenere un moderno servizio di filobus? In questo modo si certifica che l’ATAC non è in grado di competere con la consorella milanese, tanto da essere esclusa da un servizio che vale all’incirca circa 9 milioni di euro nell’arco di un biennio. Bisogna far chiarezza. Ora il dalemiano Andrea Carlini, membro del Cda dell’ATAC e dirigente del Partito Democratico di Roma, avrebbe tutte le carte in regola per sollevare in tutt’e due le sedi una questione tanto seria e delicata. Lo dovrebbe fare anche per coprire le stravaganze di Miccoli,segretario della federazione romana del PD ,pronto a rivendicare solo quando non serve il ruolo della più grande azienda pubblica di trasporto urbano in Europa.
I riformisti hanno il dovere di denunciare con forza alla pubblica opinione il “vero scandalo” che fa dell’ATAC una struttura incapace di stare sul mercato, quantunque si tratti ancora in larga parte di un mercato protetto e garantito.
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