(FERPRESS) – Roma, 2 DIC – L’edizione 2010 di Mercintreno è stata un lungo sfogatoio degli operatori, alle prese con la tenaglia dei problemi della crisi economica, del taglio pressoché completo dei contributi e delle provvidenze statali e della situazione sempre più complessa creatasi nel settore delle ferrovie. Sono quotidiane ormai le denunce dei vari operatori e delle varie associazioni di una crisi drammatica nelle cifre (una perdita secca di oltre il 30 per cento: da 67 milioni di tonn/km quattro anni fa, si è passati a 40 milioni di tonn/km), ma anche nelle linee di tendenza, con la continua chiusura degli scali e la pressoché totale eliminazione del traffico a carri singoli da parte di Trenitalia Cargo.
La descrizione delle difficoltà degli operatori ha raggiunto i vertici del grottesco (se l’argomento non fosse drammatico) nella denuncia portata al convegno da Mauro Pacella, segretario generale di Assofer, l’associazione degli operatori ferroviari e intermodali. In pratica, Pacella ha dato voce a quegli operatori privati che investono (ancora per poco visti i chiari di luna, ha assicurato al convegno) nell’acquisto o nel noleggio di carri ferroviari per trasporti soprattutto internazionale. La sintesi del discorso di Pacella è: si stava meglio quando si stava peggio. Quando c’erano le vecchie aziende ferroviarie nazionali, queste avevano raggiunto degli accordi farraginosi e impastati di burocrazia e di regolamenti, ma perlomeno funzionali a garantire un trasporto di non elevato livello qualitativo e produttivo, ma che consentiva di avere degli interlocutori affidabili ed individuabili. Le liberalizzazioni e la situazione di concorrenza venutasi a creare tra le varie ferrovie nazionali ha finito per complicare piuttosto che semplificare la situazione: le aziende private ora operano nel deserto normativo e regolamentare, non hanno certezza di diritti né possibilità di programmare strategie ed investimenti, riescono a portare avanti l’attività – ha commentato con rassegnazione Pacella – grazie alla “benevolenza” delle vecchie aziende ferroviarie, che nonostante tutto riescono a garantire un servizio.
Paradossale, oltre che grottesca, la vicenda di regolamenti internazionali particolari denominati Cotif. L’Italia, ha denunciato Pacella, è tra i pochi paesi al mondo (insieme a qualche paese africano e dell’est europeo) a non aver ratificato gli accordi raggiunti in sede internazionale. La spiegazione è arrivata in diretta da Fabio Croccolo, oggi direttore dell’Ufficio regolazione ferroviaria, ma all’epoca dirigente del Ministero dei Trasporti incaricato proprio di sottoscrivere quegli accordi. Anche se la nuova Cotif era un semplice aggiornamento di una regolamentazione preesistente, il Ministero degli Esteri e altri organismi burocratici hanno imposto di ripetere tutte le procedure di analisi e valutazione e alla fine (anche perché, nel frattempo, Croccolo aveva cambiato incarico) tutto è rimasto impantanato in chissà quale fase procedurale. Un racconto degno di Borges, non c’è che dire, che la dice lunga però su quale sia la distanza tra l’enfasi su parole come liberalizzazione e semplificazione legislativa e la realtà.
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