Categoria: LOGISTICA

(FERPRESS) – Roma, 30 NOV - Operatori merci in conclave da ieri per l’edizione 2010 di Mercintreno. Complice la crisi che attanaglia tutto il settore, ognuno ha cercato di far sentire la propria voce: ne è venuto fuori un coro piuttosto discordante, che invoca una guida ma è pronto poi a non riconoscerne l’autorità.

La prima parte del convegno è vissuta della contrapposizione fin troppo esplicita tra l’incumbent FS e le nuove imprese rappresentate soprattutto da Fercargo, che ha iniziato una lunga battaglia per contestare la legittimità della politica di chiusura degli scali intrapresa da Mauro Moretti. L’amministratore delegato di FS ha rifiutato anche il contraddittorio con “chi oggi pontifica, ma ieri sedeva dall’altra parte del tavolo e contribuiva a portare la Divisione Cargo di Trenitalia alle drammatiche condizioni in cui l’abbiamo trovata”. Vale a dire, espresso in cifre: 900 milioni di fatturato, perdite per 700 milioni, 2,5/3 euro di ricavi contro un costo per treno/km di 24 euro. Un reticolo di 700 terminali sparsi per la rete che determinano la completa dispersione del business: l’85% del traffico proviene dai 70 terminali principali, il 15% dai restanti 630.

Secondo Moretti, le ormai 40 imprese presenti sul mercato (che spesso nascono solo per essere poi acquistate da grandi competitor come le ferrovie tedesche o austriache) non hanno sviluppato il mercato: i volumi di traffico sono infatti diminuiti. Altro problema, il cosiddetto dumping sociale, l’utilizzo di contratti del tutto atipici da parte dei diversi operatori, che drogano la competizione sul mercato.

Le imprese new comers, dall’altro lato, hanno opposto gli ostacoli – burocratici e non – che ogni giorno vengono posti sul terreno della liberalizzazione ed espresso la preoccupazione che la miscela tra tagli operati da Trenitalia e le difficoltà incontrate dai concorrenti privati facciano perdere addirittura funzione al trasporto ferroviario merci (che in quattro anni è passato da 67 milioni di treni/km a 40 milioni di treni/km).

Ma al di là del contrasto tra le imprese, da tutti gli operatori è venuto l’allarme che nei trasporti intermodali e ferroviari, nell’operatività di porti e interporti si sta creando un’ulteriore, drammatica divisione tra il nord e alcune zone del centro e il resto del paese. Nelle regioni padane e nel nord-est, infatti, gli operatori esteri contribuiscono a far crescere i volumi di merci trasportate per ferrovia o con l’intermodalità, ma nel resto delle regioni del centro e del sud sta sopravvenendo quello che tutti gli operatori definiscono “un autentico deserto”. Con buona pace del destino di piattaforma logistica protesa nel Mediterraneo, tante volte proclamato per il nostro paese, ma mai destinato a diventare realtà.


Pubblicato da AD il giorno 30/11/2010 alle ore 09:00

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